Il condotto venoso impiegato per eccellenza è la vena grande safena, prelevato alla gamba o/e alla coscia del paziente. La tecnica di prelievo ne prevede l’isolamento e la legatura dei rami collaterali, avendo cura di traumatizzare il meno possibile le delicate pareti.
In alternativa alla vena grande safena è possibile utilizzare la vena piccola safena, prelevata nella regione posteriore della gamba con la stessa tecnica impiegata per la vena grande safena. Raramente sono state impiegate le vene cubitali del braccio.
L’arteria mammaria interna rappresenta il condotto arterioso attualmente più in uso; la tecnica di preparazione prevede il suo isolamento insieme ad un peduncolo vascolare dalla parete toracica interna destra e/o sinistra in prossimità della faccia inferiore dello sterno dove normalmente decorre; i rami collaterali vengono chiusi con apposite “clip” o cauterizzati.
L’estremità distale è poi sezionata (per valutarne il flusso) e preparata per l’anastomosi distale sulla coronaria (generalmente la sinistra sull’arteria discendente anteriore, la destra per la coronaria destra).
Le arterie mammarie possono essere sezionate anche prossimamente e impiegate come innesti liberi (“free grafts”). Per le capacità di adattamento attivo al flusso e per la fisiologica somiglianza alle coronarie, le a. mammarie interne hanno garantito risultati a distanza ottimi, con pervietà a 10 anni del 90%. In alternativa alle arterie mammarie interne sono impiegati come condotti arteriosi le arterie gastroepiploica, epigastrica e radiale.
La tecnica di preparazione è più complessa e le rende comunque non di prima scelta rispetto all’a. mammaria interna.